Come suddividere le quote di una startup

Suddividere quote startup news

Uno dei temi più complessi da affrontare quando si avvia una startup è la suddivisione delle quote. Se lavoriamo da soli, abbiamo fondi e decidiamo di assoldare consulenti, il problema non si pone. Ma un’azienda che vuole avere delle speranze di crescita non può fare a meno di una squadra di gente motivata e accomunata da un obiettivo comune.

C’è una cosa sulla quale concordano i principali esperti di startup: suddividere le quote nella maniera più semplice, ovvero equamente, è di certo quella più sbagliata.

David S. Rose – The Startup Checklist

Il fondatore (o i fondatori) dovrebbero assegnare delle quote commisurate unicamente all’apporto verso l’azienda.  Il Socio A è colui che ha avuto l’idea di business, ma il Socio B ha le skill necessarie e l’esperienza per mettere in pratica l’idea. Il Socio C ci ha messo sangue e sudore, lavorando 20 ore al giorno per mantenere gli obiettivi prefissati e il Socio D ha una rete di contatti che possono rappresentare un aspetto chiave per il successo o il fallimento dell’azienda. Senza parlare del Socio E che ci ha messo un sacco di soldi per tenere in vita il progetto.

Come comparare e dare un valore ai vari contributi?

Non è per niente facile e non esiste una formula magica per farlo. La cosa certa è che il denaro è misurabile, tutto il resto non lo è. Di conseguenza, o si traduce tutto in denaro oppure non se ne esce.

“Un sistema migliore – racconta David S. Rose nel suo libro: The Startup Checklist – è quello di separare i due aspetti del “sudore” che ognuno ha messo nella nuova avventura. Sono differenze critiche che portano con se differenti attributi economici”.

Valore imprenditoriale e valore di mercato

“Il primo aspetto è il valore imprenditoriale del fondatore o dei fondatori. È quello che avviene se qualcuno avvia una nuova impresa e crea valore. Se fondi un’azienda, parti con un round di investimenti e raccogli fondi per una valuation  di 2 milioni di dollari, allora il valore imprenditoriale del lavoro e degli sforzi necessari per arrivare a quel punto è di 2 milioni di dollari. Il valore creato non ha niente a che vedere con lo sforzo che ci è voluto. Potresti aver lavorato 18 ore al giorno, sette giorni su sette, per 5 anni (in quel caso il valore del tuo sforzo è di 8,70 dollari all’ora) oppure potresti aver creato quel valore attraverso un piano brillante, una pianificazione perfetta e un team che hai messo insieme e motivato  in sole due settimane di lavoro rilassato. (In tal caso il valore del tuo sforzo è di 25mila dollari all’ora)”.

Il secondo aspetto è il valore di mercato ovvero quanto costerebbe pagare delle persone che hanno le skill necessarie a quel lavoro? Se lo stesso risultato si fosse ottenuto pagando 2mila euro a un professionista, ebbene quello è il valore commerciale dello sforzo.

Una volta che un’azienda è stata fondata e valutata, le quote d’impegno (sweat equity) dopo quella fase, normalmente verranno compensate in base al valore di mercato (replacement cost number) ovvero il salario che la persona avrebbe guadagnato se fosse stato pagato, più un 25-50% di extra come riconoscimento del fatto che quella persona si è presa il rischio di non essere pagata affatto se le cose fossero andate male.

Il metodo Demmler

Frank Demmler ha lavorato a un modello che spiega nel post:
The Founders’ Pie Calculator e che ho cercato di riportare nella maniera più fedele possibile.

Secondo Demmler bisogna considerare i seguenti fattori

Idea

È giusto affermare che senza l’idea originale, il business non ci sarebbe. Ma è anche giusto accettare che un business di successo è composto da un 1% di ispirazione e dal 99% di traspirazione.

Business plan

La stesura di una prima tabella di marcia richiede grande sforzo e tanto tempo. Richiede grandi doti di organizzazione, sintesi e soprattutto la capacità di produrre un documento che possa stuzzicare banche, investitori e chiunque vogliamo coinvolgere nell’impresa. Il piano è un elemento necessario alla partenza del business, ma spesso il valore reale è nell’esecuzione che va contro il piano stesso.

Esperienza nel settore

Che livello di conoscenza avete tu e i tuoi partner del settore alla base del vostro business? Conoscere il mercato e avere un portfolio di contatti utili può incrementare drasticamente le probabilità di successo e aumentare la velocità di crescita. In caso contrario, bisognerà pagare per avere in squadra questi asset, assumendo qualcuno e riconoscendogli delle quote.

Impegno e rischio

In una colazione americana a base di uova e pancetta, possiamo dire tranquillamente che la gallina è coinvolta nel piatto, ma è il maiale che ci ha messo tutto se stesso. Allo stesso modo, se tra i fondatori ci sarà chi si butta a capofitto, rischiando tutto in prima persona e chi si mette a bordo campo agitando le mani. Una distinzione in questi termini andrebbe fatta.

Responsabilità

Chi fa cosa? Chi sta sveglio la notte per far quadrare i conti? Analizzare ogni area di contribuzione rappresenta il primo step per disegnare un’appropriata suddivisione delle quote. Il passo successivo è attribuire un valore appropriato ad ogni fattore assegnando ogni socio a un fattore e fare i conti in base a quello. Il risultato ti darà un punto di partenza ragionevole sulla suddivisione delle quote.

Esempio di suddivisione delle quote secondo lo schema di Frank Demmler.

Il sistema di Demmler dimostra quanto sia complicato suddividere la torta del valore fra i fondatori di una startup. Serve tempo e ogni azione va ragionata con la massima attenzione. Altrimenti, scopriremo solo troppo tardi che esistono soci insoddisfatti delle quote assegnate e che hanno passato tutto il tempo a covare rancore anziché essere positivi.
Molte aziende sono fallite proprio per questo.

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Giornalista hi-tech e formatore, da oltre 20 anni si occupa di stampa specializzata, magazine digitali, startup, siti internet, Seo e web marketing. Insegna comunicazione e web writing.

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