Come i social network cambiano le aziende

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La tua azienda è presente su almeno uno dei social network Facebook, Twitter, YouTube o LinkedIn? Se la risposta è negativa, per quanto ci possano essere dei buoni motivi dietro questa scelta, farai parte di una minoranza, statisticamente forse minore di 1 su 20.

I social media hanno stravolto il modo in cui le aziende comunicano con i clienti, ma poco è stato fatto per cambiare i metodi di comunicazione tra i dipendenti all’interno delle aziende e tra diverse imprese. Il termine “social business” assume significati talmente diversi per vari gruppi di persone che quest’ultima distinzione viene spesso trascurata. Molte aziende aprono un proprio account sui social media, auto-conferendo a tale attività il titolo di “social business”, mentre in realtà la struttura interna dell’organizzazione è ancora basata sulla consueta comunicazione via email. I social network orientati ai consumatori rivestono un ruolo fondamentale nella moderna comunicazione d’impresa, ma è importante individuare i punti di forza e gli svantaggi di ogni tipo di network per utilizzare in maniera efficace questi nuovi canali.

I tipi di Social network

Facebook, Twitter, Pinterest, Google+ e YouTube sono reti principalmente di tipo business-to-consumer e consumer-to-consumer. Con un miliardo di utenti attivi su Facebook e 300 milioni su Twitter, questi network hanno una portata immensa e sono il teatro ideale per entrare in contatto con clienti esistenti e potenziali anche se,  in molti casi, la presenza aziendale sui social media deve essere accompagnata da una propria community, dedicata a intraprendere comunicazioni più ricche con i clienti.

Facebook, Twitter, Pinterest, Google+ e YouTube sono reti principalmente di tipo business-to-consumer e consumer-to-consumer.

I social network destinati ai consumatori sono luoghi ancor meno adatti per quanto riguarda le comunicazioni aziendali interne. L’idea di creare gruppi privati su Facebook all’interno dei quali i dipendenti possano discutere di questioni lavorative può inizialmente avere un certo appeal, poiché i dipendenti hanno probabilmente già un profilo Facebook e l’iniziativa può dare l’impressione che la direzione aziendale “comprenda” i social media.  Facebook non è tuttavia studiato per le comunicazioni aziendali, in quanto offre pochi strumenti di categorizzazione o di ricerca delle informazioni e scarse funzionalità di gestione dei dati. Ha quindi un’utilità limitata per il “lavoro vero e proprio”  e per l’azienda risultando più appropriato per chiacchiere e curiosità d’ufficio.

Facebook non è studiato per le comunicazioni aziendali, in quanto offre pochi strumenti di categorizzazione o di ricerca delle informazioni e scarse funzionalità di gestione dei dati.

Nella maggior parte dei casi gli esperti di social business rimarrebbero probabilmente esterrefatti davanti alla decisione di utilizzare Facebook per le comunicazioni interne. Una recente ricerca, tuttavia, suggerisce che il 74% delle aziende ha adottato esattamente questa pratica. Si tratta di una statistica sorprendente alla quale non è facile credere; che sia in realtà un ulteriore esempio di confusione sulla terminologia di social business?!

 

Social network: tre categorie

Questa confusione mette in evidenza la necessità di classificare i social network in tre categorie distinte e di mettere in atto una strategia integrata di social business che faccia un uso adeguato dei tre tipi di network con l’obiettivo di migliorare le comunicazioni rivolte a diversi gruppi di utenti:

  1. SOCIAL NETWORK PUBBLICI come Facebook e Twitter, utili per entrare in contatto con clienti esistenti e potenziali sono invece inadeguati per discussioni più importanti.
  2. COMMUNITY DI CLIENTI, ideali per coinvolgere in maniera più profonda gli utenti. Queste possono essere definite come delle “social extranet” e comprendono anche le reti interaziendali per la comunicazione con partner e clienti B2B.
  3. NETWORK PER I DIPENDENTI, per le comunicazioni interne all’azienda e definibili come “social intranet”.

 

Linkedin, una categoria a parte

Tra i più importanti social network pubblici, il più difficile da categorizzare è LinkedIn. Descritto erroneamente come una rete interaziendale si tratta in realtà di una rete di users di differente provenienza lavorativa che costituiscono un network interpersonale piuttosto che interaziendale. I più cinici potrebbero definirlo un sito di recruitment o una rubrica sovrastimata, come dimostra l’utilizzo che ne fa una grande percentuale dei 225 milioni di utenti attivi.

Social Network Linkedin

LinkedIn sembra aspirare a diventare uno strumento aziendale di maggiore utilità, che consenta alle aziende di promuovere i propri prodotti e agli addetti alla vendita di trovare clienti. In questa prospettiva, nel ruolo di piattaforma destinata ai dipendenti o alla collaborazione interaziendale, Linkedin soffre dello stesso problema di Facebook: un ambiente eccessivamente semplicistico per le attività lavorative vere e proprie. LinkedIn rientra pertanto nella prima categoria: è un social network orientato alle aziende e utile per stringere nuovi rapporti, ma non altrettanto adatto a collaborazioni più importanti. Attualmente però è stata data la possibilità di creare anche dei “gruppi” di professionisti, o per aprire discussioni su un determinato argomento, o anche per promuovere posizioni lavorative aperte.

I social network interni per i dipendenti sono quelli meno utilizzati. Va da se, che nonostante le statistiche dimostrino il contrario, prima di adottare e “digitalizzare” ancor di più la comunicazione delle aziende è necessario operare su una sorta di “resistenza al cambiamento”, che nella stragrande maggioranza delle aziende risulta essere molto presente.

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Katy Fontanive

http://custodidisuccesso.it/

Laureata in Economia all’Università degli Studi di Udine, si occupa di coaching. Appassionata di social media management e di start-up, è socio fondatore di Custodi di Successo FVG.

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