L’equity crowdfunding raggiunge i 18 milioni

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Avanzano non più timidamente le imprese che scommettono sull’equity crowdfunding: trattasi di startup e PMI innovative che provano a misurare l’interesse di potenziali investitori.

L’Osservatorio Crowdinvesting del Politecnico di Milano registra quasi 18 milioni di euro di capitale di rischio raccolto dall’avvio della legge. I dati aggiornati segnalano 21 portali autorizzati per 143 offerte pubblicate, con un tasso di successo del 61% e un target medio di raccolta poco superiore ai 237 mila euro.

A puntare sull’equity crowdfunding sono ancora prevalentemente le startup con 122 offerte promosse ma si iniziano ad affacciare anche le prime PMI innovative. Peraltro, sono già diverse le imprese che hanno condotto un secondo o terzo round di finanziamento dopo aver raccolto con l’equity crowdfunding. E il mercato spera di assistere presto alla prima exit.

Si era partiti con una legge che presentava diverse restrizioni ma poi le cose sono state modificate e migliorate anche grazie all’esperienza. Oggi ad incidere maggiormente sono le detrazioni fiscali (aumentate al 30%) e le facilitazioni del regolamento Consob.

Il decollo del 2017

Nel corso del 2017 si è assistito così a un vero decollo, il volume di raccolta è più che raddoppiato rispetto all’anno precedente. Un’accelerazione destinata a mantenersi nel tempo, giurano gli esperti.

È stato così elaborato l’Italian Equity Crowdfunding Index, un indice sintetico dell’apprezzamento teorico del valore dei titoli sottoscritti dalla folla di internet. Ebbene, l’indice si attesta a 103,04 e si basa sulle 73 campagne chiuse con successo.

Tra le piattaforme, a dominare la scena si distinguono MamaCrowd con quasi 5 milioni di euro di raccolta di capitale.

Tra le piattaforme, a dominare la scena si distinguono MamaCrowd con quasi 5 milioni di euro di raccolta di capitale, seguita da StarsUp con 2,9 milioni di euro raccolti e da CrowdFundMe con 2,67 milioni di euro. Per quanto riguarda, invece, i progetti pubblicati, in testa StarsUp con 27, a seguire CrowdFundMe (26), MamaCrowd (19), OpStart (13), 200 Crowd (10), WeareStarting (10), Equinvest (10).

Il senso del crowdfunding è duplice: da un lato trattasi di scommesse imprenditoriali da condividere, dall’altro lato lo strumento rappresenta una sorta di acceleratore per scalare rapidamente mercati (anche internazionali) e fatturato.

C’è da dire che il crowdfunding guarda, oltre che ai settori tecnologici, della green economy, del digitale, sempre più anche ai comparti legati al tipico tessuto imprenditoriale italiano, come la meccanica o l’artigianato. E in partenza c’è anche il real estate che secondo alcuni analisti sarà il settore designato a segnare il mercato del crowdfunding in futuro.

Storie di successo

Ma veniamo a una storia di successo. The Digital Box (realtà ICT e di intelligenza artificiale nata a Gravina di Puglia nel 2013) ha recentemente chiuso un round di finanziamento da 900 mila euro grazie a 179 investitori. Oggi, anche grazie a tale raccolta, la società è fortemente internazionalizzata (sedi a Palo Alto e Barcellona), fattura 3 milioni di euro (con una previsione di raddoppio in tempi brevi) e occupa 70 persone, per il 60% tecnici. E’ stata una soddisfazione (ammette il Ceo Roberto Calculli) riscontrare tanti investitori del Nord Italia che hanno deciso di puntare sull’impresa pugliese attraverso lo strumento dell’equity crowdfunding.

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Federico Barcherini

https://federicobarcherini.wordpress.com/

Laureato in Economia all’Università di Udine, si occupa di consulenza direzionale alle PMI del Nordest. Appassionato di start-up, è socio fondatore di Custodi di Successo FVG.

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