Il regime dei minimi batte nettamente il forfetario

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Da giugno a luglio – gli unici tre mesi di cui sinora si dispongono i dati, poiché nei mesi precedenti non era presente nella dichiarazione di inizio attività un doppio codice univoco – nella scelta del regime agevolato le nuove partite Iva non hanno avuto dubbi, scegliendo il vecchio caro regime dei minimi (tassazione al 5%, tetto unico dei compensi annui a 30mila euro annui e costi inerenti all’attività deducibili) a danno del nuovo forfetario (imposta al 15%, tetto dei ricavi da 15.000 a 40.000 euro annui a seconda dell’attività, nessun costo deducibile ma tassazione a forfait).

 

I numeri parlano chiaro

A giugno su 11.961 nuove partite Iva a regime agevolato, 8.165 (il 68%) hanno scelto i minimi e 3.796 (il 32%) hanno optato per il forfettario. Meglio ancora è andata a luglio: 8.640 nuovi minimi su 11.594 partite Iva agevolate (75%) contro 2.954 (25%) forfetari.

Infine, ad agosto hanno scelto i minimi 4.016 nuove partite Iva su 5.265, una percentuale pari al 76%. Insomma stando ai dati, la platea dei nuovi imprenditori boccia il forfetario. Staremo a vedere cosa deciderà il legislatore: se prolungare ancora i minimi per un altro anno, oppure chiudere definitivamente il regime a fine dicembre come attualmente previsto.

Sul punto sembrerebbe la Legge di stabilità il contenitore nel quale inserire queste misure. Al momento due potrebbero essere le strade da seguire: innalzare le soglie di ricavi nel forfetario e prolungare la vigenza del regime dei minimi.

Il regime agevolato trascina le aperture

Indipendentemente dalla scelta tra le due opzioni, va osservato come il regime agevolato ormai sia il trascinatore delle nuove aperture di attività economiche.

Ad agosto quasi una nuova partita Iva su tre (5.265 su 16.265, pari al 32,4%) ha scelto il regime agevolato.

Ad agosto quasi una nuova partita Iva su tre (5.265 su 16.265, pari al 32,4%) ha scelto il regime agevolato. Si tratta della percentuale di incidenza più elevata dall’inizio dell’anno. Sul punto il crescendo è stato evidente. A gennaio gli agevolati erano stati il 18,5% (10.708 su 57.868), a febbraio la quota era salita al 22,4% (9.653 su 43.032), a marzo si era toccato quota 28,1% (14.633 su 52.145), poi leggera flessione ad aprile (13.203 su 47.799, pari al 27,6%) e maggio (12.599 su 48.357, pari a 26,1%).

Infine la nuova risalita a giugno (29,3%, vale a dire 11.961 su 40.845) e a luglio (11.594 su 40.316), fino al picco percentuale di agosto.

Non ci sono dubbi quindi sull’appetibilità dei regimi, sarebbe quindi il caso che per il prossimo anno si trovino i giusti correttivi per renderli ancora più convenienti.

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