Affitti brevi, terreno fertile per le startup

Affitti brevi

Fondare una startup non è mai una passeggiata e raggiungere il successo, spesso è un terno al lotto. Dipende tutto da tantissimi fattori: quanto è innovativo il nostro progetto, quanto serve a risolvere un problema reale, quanto siamo veloci a realizzarlo e poi, diciamocelo pure, quanti soldi abbiamo per svilupparlo. I miti del successo senza soldi, sono appunto miti. Un’azienda ha bisogno di investimenti e investitori, forse all’inizio minimi, ma del denaro serve sempre, altrimenti non si va da nessuna parte.

Il mercato degli affitti brevi

Chiarito questo, conta però anche il settore in cui ci si vuole mettere in gioco ed è innegabile che ce ne siano alcuni più fertili di altri. Prendiamo per esempio quello degli affitti brevi o a breve termine: ultimamente è una vera miniera d’oro! Nell’Osservatorio sugli Affitti a Breve Termine in Italia appena presentato da Halldis, azienda che gestisce 1600 proprietà, leggiamo: “il settore delle locazioni a tempo è in crescita – calcoliamo che in Italia oltre 6 milioni di case potrebbero essere rette con tale modalità – e può essere un volano per l’economia e per il turismo…

Gli italiani sono proprietari per il 73% a fronte del 66% dell’area Euro

Nel report leggiamo anche che gli italiani sono proprietari “per il 73% a fronte del 66% dell’area Euro. È proprio in questo contesto che si inserisce il concetto di affitto a breve termine: un affitto che non costituisce una alternativa abitativa rispetto alla proprietà, sempre privilegiata dagli italiani ma che è in grado di affiancarsi ad essa, in caso di necessità temporanea per motivi lavorativi, di studio, di vacanza, ragioni sanitarie o altro ancora”.

Che cosa è la locazione a breve termine

Ma che cosa è la locazione a breve termine? È in pratica l’affitto di un appartamento per periodi brevi anziché lunghi come avviene con i tradizionali contratti di locazione. Quello che accade, in pratica, con piattaforme come Airbnb dove un appartamento privato viene proposto in affitto per brevi periodi: una settimana o anche un weekend. E la cosa funziona, tanto che le abitudini dei viaggiatori sono completamente cambiate nel giro di pochi anni. Quanti di noi, quando decidono di fare un viaggio, cercano un alloggio su Airbnb o Booking.com e scelgono di prenotare un appartamento piuttosto che un albergo? Certo, questo nuovo mercato ha dato una bella batosta a quello tradizionale degli hotel, ma ha aperto anche infinite opportunità per tante imprese e startup che hanno deciso di fornire servizi in questo settore.

Prendiamo CleanBnB, startup nata a inizio del 2016 che in meno di due anni, partendo da Milano, ha iniziato a operare in tutto il Paese fornendo un servizio ai proprietari che si integra perfettamente con Airbnb e altre piattaforme. Gestiscono le prenotazioni, il cliente, gli annunci e perfino i pagamenti. “Il proprietario non deve fare nulla. Pensiamo a tutto noi” recita uno slogan sul loro sito.

Esiste anche un’associazione: Property Managers in Italia presieduta da Stefano Bettanin (fra l’altro fondatore di Rentopolis) che si pone proprio lo scopo di rappresentare le aziende che operano in questo ambito. Uno strumento per fare sistema e unirsi per dar voce a un settore, per forza di cose ancora frammentato, ma dalle potenzialità enormi.

Insomma, l’Italia è un paese a forte vocazione turistica, ci sono circa sei milioni di appartamenti liberi e un mare di opportunità… Afferrarle non è facile, ma di certo non è impossibile.

Le tasse e la legge

Uno dei temi che sta facendo particolarmente discutere in questo settore è quello della tassazione. Come si pagano le tasse sugli appartamenti affittati con questo sistema? In un articolo apparso su La Stampa di qualche mese fa si parlava di oltre 40 milioni di pernottamenti non registrati in strutture ricettive extra alberghiere, nel 2015. Stiamo parlando di un mancato gettito per le casse dello Stato che ammonta a circa 192 milioni di euro e a circa 100 milioni di euro per quelle dei Comuni, per il mancato versamento della tassa di soggiorno. Per questo motivo il 15 giugno 2017 è stata approvata dal Parlamento la normativa italiana che regola gli aspetti fiscali dell’affitto a breve termine, con l’introduzione di una cedolare secca al 21% che sostituisce l’Irpef e l’imposta di registro.

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About Salvatore Viola

Giornalista freelance, laureato in lingue e letterature straniere moderne, da 20 anni si occupa di stampa specializzata e da 10 di magazine digitali, siti internet, Seo e web marketing. Insegna comunicazione e web writing.

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