Nomadi digitali, lascio l’Italia e lavoro dalle Canarie

Vivere alle Canarie startup-news


Chi in passato ha masticato tecnologia e videogames difficilmente può fare a meno di conoscere il nome di Bonaventura Di Bello. Scrittore di manuali, redattore di riviste d’informatica, creatore di videogiochi e molto altro. Una storia ricca di pubblicazioni e soddisfazioni quella di BDB (come lo chiamano gli amici) che però da qualche mese ha deciso di dare una svolta decisiva alla sua vita. Ha messo il suo portatile, qualche maglietta e materiale di prima necessità in un trolley da 10 Kg (quello consentito per un bagaglio a mano su un volo low-cost) è se n’è volato a Fuerteventura, nelle isole Canarie, per diventare un nomade digitale

 

“Esatto, un nomade digitale. Ovvero una persona che lavora sostanzialmente collegato alla rete, ma non ha bisogno di risiedere in un posto particolare”.

Una scelta radicale. Ti eri proprio scocciato di stare in Italia?

Non è proprio così. Non mi ero scocciato dell’Italia che rimane sempre la mia terra. Ma è vero, volevo cambiare. Anche a 51 anni capisci che nella vita vale sempre la pena rimettersi in gioco e accettare nuove sfide e poi, parliamoci chiaro, negli ultimi tempi in Italia non è facile per nessuno vivere dignitosamente. I costi della vita salgono e così anche le tasse, e allora mi sono detto: ma se a me per lavorare basta un computer e un collegamento a Internet, perché non provare a vivere altrove?

E così hai scelto le Canarie…

Sì, proprio così. Tutto è nato da una serie di valutazioni relative proprio ai luoghi geografici che potessero offrire un rapporto fra costo e qualità della vita inversamente proporzionale, e una volta escluso il Sud America (Brasile e Argentina, oppure Messico) per motivi di visto e distanza, rimanevano le Canarie. Da lì la cosa mi ha incuriosito e ho contatto delle persone che vivevano lì. Abbiamo parlato, ho fatto delle domande, mi sono documentato e mi sono detto: perché non provarci?

Quali sono state le ragioni principali che ti hanno spinto a partire?

Sostanzialmente due: il costo della vita e il clima. Io oggi vivo a Corralejo e con 400 € al mese pago l’affitto di casa e i consumi (acqua e corrente, il gas qui non esiste non essendoci riscaldamento). I costi di un affitto sono bassi rispetto all’Italia, e in parte lo sono anche altri costi (carburante, sigarette, cibo) ma è diversa anche la qualità della vita. Quando esco per strada a fare due passi, vedo gente rilassata, tranquilla. Non c’è la fretta e l’ansia che si respira nelle nostre grandi città. Quando ero in Italia, ho viaggiato e ho abitato in Campania, in Lazio, in Toscana, in Lombardia. So di cosa sto parlando. E poi, come dicevo, il clima. Qui ci sono temperature africane stemperate dai venti dell’oceano. Il clima è perfetto tutto l’anno. Figurati che ci sono tantissime persone del nord Europa che vengono a passare qui sei mesi all’anno, quelli più freddi. Mi dicono che con le spese di riscaldamento che risparmiano nel loro Paese, qui ci vivono tranquillamente per diversi mesi e sono vicino al mare. Respirano aria pulita e mangiano pesce appena pescato…

Ma com’è la vita di un nomade digitale?

È una vita in cui ti senti libero, ma dipendi da una cosa fondamentale: il collegamento a Internet. Molti locali hanno il Wi-Fi e se prendi una consumazione te lo lasciano usare senza problemi. Così la mattina te ne vai a lavorare all’aria aperta. Ti scegli un posto all’ombra e, quando smetti, fai un salto in piscina o sulla spiaggia. Certo, io a casa uso un sistema WiMAX per collegarmi alla rete perché per farti un abbonamento ADSL vantaggioso devi avere il codice fiscale per stranieri (NIE) e un conto in banca, e per ottenere il primo devi avere un’attività sul posto o un contratto di lavoro. Io sono qui solo da tre mesi, e ho ancora la partita IVA italiana.

Non ti stressa dipendere tanto da un buon collegamento a Internet?

No, perché in fondo qui si stanno attrezzando e, come dicevo, quasi tutti i locali hanno il Wi-Fi. Poi ci sono un sacco di Internet Point e anche in questo caso i prezzi sono ottimi. Qui ormai è pieno di italiani che si sono trapiantati e hanno scelto di lavorare in questo modo. La maggior parte di essi ha un’età che va dai 30 ai 40 anni e arrivano quasi tutti da Roma o da Milano. Molti si portano la famiglia e i figli perché non ce la fanno più a vivere nel clima di insicurezza che si respira nel nostro Paese e propendono per un regime fiscale più sostenibile. In Italia alla fine dell’anno devi dare allo Stato quasi tutto quello che hai guadagnato e a volte, se fai davvero i conti, non ti rimane nulla…

E alle Canarie come funziona la tassazione?

Qui c’è una specie di Iva che è al 7%, non al 22% come in Italia. Poi però paghi tanto le spese di assistenza sanitaria. Versi circa 250 euro al mese che però ti valgono anche come contributo previdenziale di base (per la pensione minima, ma puoi versare di più decidendo di aumentare il contributo). Ben diverso dalla nostra cara Inps. Se apri qui una nuova attività e sfrutti deteminate agevolazioni lo Stato ti riduce comunque la quota e l’aumenta mano a mano che vai avanti. Aspettano insomma che cominci a guadagnare…

Ma in Italia esiste il regime dei minimi…

Sì, ma non possono averlo tutti. E poi la burocrazia italiana è complicatissima. Perdi un sacco di tempo solo per capire cosa pagare e cosa no.

Dopo i primi tre mesi trascorsi lontano dall’Italia, come vedi la tua situazione? Sei ancora nel periodo di prova?

Forse sì. Ma piano piano, l’idea di restare qui per sempre diventa più solida. Ti faccio un esempio. Io abito a circa due km dal centro, ma per arrivarci cammino lungo la spiaggia. Bene, non hai idea di quanto sia rilassante quella passeggiata. Poi non dimentichiamo che per fare un salto in Italia ci sono sempre i voli low cost, basta pianificare per prenotarli in tempo.

Ci racconti un po’ del tuo lavoro?

Faccio tante cose. In questo periodo sto lavorando a un nuovo libro per Hoepli su WordPress. Quindi scrivo quasi tutto il giorno. Ma mi occupo anche di SEO, creo e gestisco siti web, faccio coaching e tengo corsi individuali o faccio consulenze collegandomi via Skype con i clienti e allievi e a nessuno interessa che io sia con i piedi alle Canarie e non in corso Como a Milano. Però attenzione, secondo me il vero “nomade digitale” è qualcuno che non deve dipendere tutto il giorno da Internet. Bisogna anche riuscire a mettere in piedi qualche business digitale in grado di funzionare col cosiddetto “pilota automatico”. Qualcosa per cui tu ti colleghi, pubblichi un contenuto, raccogli qualche informazione utile al lavoro, controlli le vendite delle tue dispense o dei tuoi videocorsi e poi ti scolleghi per tornare a produrre offline. Nel senso che la rete non deve diventare la tua schiavitù

Più facile a dirsi che a farsi

Beh, io ci ho lavorato una vita a crearmi delle competenze, a imparare, studiare, selezionare dei clienti affidabili. Poi a un certo punto arriva il momento di mettere a frutto quanto fatto. Ora posso dire di aver quasi trovato l’equilibrio che cercavo, e sarebbe anche ora visto che mezzo secolo me lo sono già giocato.

Cosa consigli a chi pensa di seguire le tue orme di nomade digitale?

Pensarci bene. Qui non è tutto rose e fiori. Per esempio a Fuerteventura e Lanzarote (due delle isole Canarie) il clima è spettacolare, ma il paesaggio è desertico, quasi lunare. Devi imparare a conviverci. Poi attenzione! Essendosi trapiantati qui moltissimi italiani, può capitare che ci si imbatta in connazionali che sono venuti non per lavoro, ma semplicemente per vivere di espedienti e a volte organizzare vere e proprie truffe a danno di compatrioti ingenui. Quindi attenti a prendere contatti con le persone giuste, come si farebbe in madrepatria, senza pensare che appunto tutti qui sono ben intenzionati. Per fortuna il tasso di criminalità è in generale bassissimo, trattandosi di una piccola isola ed essendoci un’ottima sorveglianza da parte delle forze dell’ordine.
Per saperne di più su Bonaventura Di Bello:
www.bonaventuradibello.it
www.webrevolution.it

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Giornalista freelance, laureato in lingue e letterature straniere moderne, da 20 anni si occupa di stampa specializzata e da 10 di magazine digitali, siti internet, Seo e web marketing. Insegna comunicazione e web writing.

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