Un modo tutto giapponese di elaborare il lutto: vivere con un robot che ha il viso del defunto

Digital Shaman Project Startup-news

La morte è inevitabile, ma il modo di vivere il lutto può essere molto differente a seconda del posto in cui si vive. I giapponesi, non per niente una popolazione tra le più tecnologicamente avanzate, hanno messo a punto un robot con la maschera in 3D della persona mancata e soprattutto in grado di esprimere concetti e parole appartenuti al defunto. Per rendere possibile l’interazione occorre comunque la collaborazione della persona che sta per morire che dovrà dettare a un’app concetti e parole che lo caratterizzano e che verranno riprodotte in maniera interattiva dopo la sua dipartita. Si tratta in pratica di un testamento digitale interattivo. Questo progetto si chiama Digital Shaman e ha ottenuto un riconoscimento dell’Unione Europea durante l’annuale manifestazione per l’innovazione tecnologica STARTS. Una volta che la persona muore, viene introdotto nella casa dei parenti questo robot con tanto di maschera tridimensionale della persona mancata che rimarrà con i superstiti per 49 giorni, corrispondenti al periodo di lutto in Giappone. Si tratta di una modalità di elaborazione del lutto che nelle intenzioni del creatore dovrebbe rendere più facile il distacco. Il robot non si limita a muoversi per casa interagendo con le persone che incontra e raccontando loro episodi della sua vita, ma muove la testa e le mani nello stesso modo in cui lo faceva la persona defunta. A noi occidentali potrà sembrare un modo macabro di gestire il lutto, ma come dice il suo creatore Etsuko Ichihara, la mancanza di una grande famiglia allargata con tanti bambini, che aiutava i nostri avi ad andare avanti nella vita, costringe ad usare nuovi sistemi per affrontare situazioni potenzialmente molto drammatiche.

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Francesco Pensabene

20+ years experience as a tech journalist, senior writer and editor.

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