Spesometro 2018, tutte le novità in arrivo

Spesometro 2018


Durante il processo di conversione in legge del Collegato fiscale alla manovra 2018 sono state apportate ulteriori modifiche alla disciplina della comunicazione dei dati delle fatture emesse e ricevute, comunemente conosciuta con il nome di “spesometro”. Disposizioni – quelle recentemente aggiunte – che riguardano sia le operazioni relative al primo semestre 2017 (con conseguente comunicazione trasmessa telematicamente entro il 16 ottobre 2017), sia le comunicazioni da inviare relative alle operazioni dell’anno 2018.

Ma quali sono i principali punti sui quali bisognerebbe riporre la giusta attenzione? Cerchiamo di riassumerli brevemente.

Nuove scadenze spesometro 2018

L’invio telematico della comunicazione relativa al primo semestre 2017 ha costituito il momento di avvio del nuovo adempimento, determinando – come molti analisti avevano presupposto – diverse criticità sul capo dei contribuenti, e sia in merito alla natura normativa sia in merito a quella informatica.

Proprio in forza delle difficoltà e dei disagi che si sono verificati, la scadenza iniziale del 16 settembre 2017 è stata resa oggetto di più proroghe, fino all’individuazione da parte del Ministero dell’Economia e delle Finanze della data ultima del 16 ottobre 2017.

Alla luce di quanto accaduto, il legislatore ha ritenuto opportuno intervenire in sede di conversione del Collegato fiscale, sancendo che non debbano applicarsi le sanzioni per l’errata trasmissione dei dati delle fatture emesse e ricevute relativamente alle comunicazioni effettuate per il primo semestre 2017, a condizione che i dati esatti siano trasmessi entro il 28 febbraio 2018, elemento temporale che rappresenta pertanto una nuova scadenza da inserire sul proprio calendario.

Insomma, la “sanatoria” (se così si può chiamare) risulta essere vincolata al fatto che il contribuente invii telematicamente i dati corretti delle fatture emesse e ricevute del primo semestre 2017, entro mercoledì 28 febbraio 2018. Peraltro, si rammenta in questa sede come la data del 28 febbraio 2018 costituisca anche la scadenza ordinaria entro la quale trasmettere la comunicazione relativa al secondo semestre 2017.

Le sanzioni

Per quanto concerne le sanzioni poi commisurate, la misura di riferimento – che, ricordiamo, non deve essere imposta nel caso in cui il contribuente proceda a un corretto invio entro il 28 febbraio 2018 – è pari a un importo amministrativo di 2 euro per ciascuna fattura, con il limite massimo di 1.000 euro per ciascun trimestre, prevista in caso di omissione o errata trasmissione dei dati delle fatture emesse e ricevute.

Risulta comunque applicabile lo strumento del ravvedimento operoso, permettendo così ai contribuenti che desiderano porre rimedio in maniera spontanea di ottenere una corposa riduzione dell’ammontare dell’imposta.

Comunicazione delle operazioni relative al 2018

Il Collegato fiscale di cui sopra abbiamo discusso, ha introdotto alcune semplificazioni sulla normativa, sintetizzabili in un intervento sulla periodicità di invio della comunicazione e un altro relativo ai dati da trasmettere.

Per quanto concerne il primo dei due punti, ricordiamo come sia ora data facoltà ai contribuenti di trasmettere i dati con cadenza semestrale, e non più – come invece da precedente versione – un obbligo relativo alla trasmissione telematica dei dati delle fatture emesse e ricevute con periodicità trimestrale, entro l’ultimo giorno del secondo mese successivo ad ogni trimestre.

Pertanto, rimanendo comunque ferma la regola generale che prevede l’invio trimestrale, il Collegato fiscale consente ai contribuenti che lo vorranno di optare per l’invio con periodicità semestrale.

Dati da trasmettere

Una seconda semplificazione riguarda la riduzione dei dati da trasmettere da parte del contribuente, che potrà finalmente limitarsi a comunicare la partita IVA dei soggetti coinvolti nelle operazioni (o il codice fiscale per i soggetti che non agiscono nell’esercizio di imprese, arti e professioni), la data e il numero della fattura, la sua base imponibile, l’aliquota IVA applicata e la relativa imposta e – nel caso in cui l’imposta non sia indicata in fattura – la tipologia dell’operazione ai fini IVA (per esempio: operazione non imponibile, esente o non soggetta).

Fatture inferiori ai 300 euro

Tra le altre semplificazioni “secondarie”, vi è poi la possibilità che invece dei dati delle fatture emesse e di quelle ricevute di importo inferiore a 300 euro, registrate cumulativamente, i contribuenti possano trasmettere i dati del documento riepilogativo. In questo caso, i dati da trasmettere devono comprendere almeno la partita IVA del cedente / prestatore per il documento riepilogativo delle fatture attive, la partita IVA del cessionario / committente per il documento riepilogativo delle fatture passive, la data e il numero del documento riepilogativo, e l’importo imponibile complessivo e l’ammontare dell’imposta complessiva distinti secondo l’aliquota applicata.

Esenzioni

Il Collegato fiscale stabilisce l’esonero dall’adempimento di cui oggi abbiamo brevemente discusso per le amministrazioni pubbliche, con riferimento alle fatture emesse nei confronti dei consumatori finali, nonché per i produttori agricoli che sono situati nelle zone montane.

Cosa cambierà nel 2019

Peraltro, concludiamo ricordando come a partire dalle fatture emesse dal 1° gennaio 2019, il legislatore abbia previsto l’introduzione dell’obbligo della fatturazione elettronica tra soggetti residenti o stabiliti nel territorio dello Stato. La stessa norma ha nel contempo introdotto una serie di agevolazioni, tra le quali la soppressione della comunicazione delle fatture emesse e ricevute nell’ambito dei rapporti nazionali.

Dunque, ne deriva che le operazioni del 2018 saranno probabilmente le ultime a dover essere trasmesse telematicamente dai contribuenti utilizzando la comunicazione di cui allo spesometro.

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Roberto Rais

Giornalista, copywriter ed esperto in marketing editoriale, collabora con alcuni dei più noti network nazionali dell'informazione

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