Regime forfettario, cosa devi sapere

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Per tutti coloro che hanno appena avviato la propria startup professionale, oggi c’è una nuova agevolazione: il regime forfettario.

 È stato proprio lo Stato Italiano a definire, per professionisti e startup, i primi cinque anni di un’attività lavorativa in proprio perché è il periodo più difficile di chi sta avviando la propria attività. Ci sono molte incognite, i ricavi servono per sostenere le spese dell’investimento iniziale e quindi si ha paura di non riuscire a sostenere il peso fiscale. Per questo lo Stato è venuto incontro a tutti coloro che hanno un’attività lavorativa con una sola imposta, del 5%.

Il regime forfettario vs il regime dei minimi

Non è la prima volta che lo Stato sostiene i piccoli contribuenti con un regime fiscale agevolato. Da qualche hanno infatti è era già presente un regime fiscale chiamato regime dei minimi, che prevedeva sempre una contribuzione del 5%, ma solo fino ai 35 anni di età del contribuente o per i primi cinque anni di attività. Era poi necessario passare al regime semplificato con tutta la sua complessa gestione. Da qualche tempo però esiste il regime forfettario, che prevede una contribuzione del 5% nei primi cinque anni, ma allo scadere di questi non si dovrà cambiare regime: si resterà nel regime agevolato con una contribuzione che passa al 15%.

Il diretto erede del regime dei minimi

Abbiamo detto che il regime forfettario è il diretto erede del regime dei minimi, ma a tutti coloro che al momento si trovano già in quello dei minimi cosa succede?

Due possibilità di scelta:

  • restare nel regime fino allo scadere del termine naturale, per poi scegliere se passare al regime forfettario o semplificato;
  • migrare direttamente al regime forfettario usufruendo da subito delle agevolazioni.

In base alla vita della propria partita IVA, si deciderà se è meglio continuare ad usufruire dell’agevolazione dei primi cinque anni oppure no. Questo dipende da quanti anni hai la partita IVA. Se è attiva da due anni, allora potrai utilizzare l’agevolazione per altri tre anni, se invece è attiva da 6 anni allora dovrai aderire al regime forfettario pagando da subito il 15% di tasse sul tuo reddito netto.

Conviene passare al regime forfettario?

Il passaggio dal regime dei minimi al regime forfettario dipende dalla tua attività. Esistono infatti delle differenze sostanziali tra i due regimi, la più importante è che nel regime forfettario, a differenza del regime dei minimi, non è prevista nessuna deduzione delle spese di attività. Questo potrebbe sembrare poco conveniente ma dipende dai casi. Questo perché il regime forfettario non prevede la deduzione ma lo Stato ha definito un forfettario di spesa da poter comunque dedurre, a prescindere se le spese siano state effettivamente sostenute o meno.

Nel regime forfettario, a differenza del regime dei minimi, non è prevista nessuna deduzione delle spese di attività

Quindi le tasse non si pagano sul reddito meno le spese, ma su un determinato coefficiente di redditività, che è diverso per ogni attività lavorativa. Ad esempio, se per esempio la tua start-up professionale è informatica e ti occupi di consulenze di digital marketing il tuo Codice ATECO ha un coefficiente di redditività al 78%. Questo significa che se le spese deducibili per la tua attività sono inferiori al 22% del tuo incasso il regime forfettario è molto conveniente.  

Se è più giusto restare nel regime dei minimi oppure no, dipende dalla tua specifica situazione fiscale. Esiste però un modo di avere un consiglio certo, gratuito e professionale capace di studiare ogni singolo caso: Fiscozen. Chiedi subito il parere di un esperto consulente fiscale per rispondere a tutte le tue domande!

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Redazione

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