Mettersi in proprio: lavoro autonomo o impresa?

Mettersi in proprio

Chi prende la decisione di mettersi in proprio, si trova davanti alla scelta tra libera professione e azienda. La prima differenza è di definizione e registrazione dell’attività. Per il Registro delle Imprese, tenuto presso le Camere di commercio, tutte le attività di lavoro indipendente (di chi non è alle dipendenze di un padrone che gli paga uno stipendio) si possono classificare, secondo le norme civilistiche e fiscali, in due aree principali: attività di impresa e attività di lavoro autonomo. Ci sono poi diversi fattori che “fanno la differenza”.

Due tipi di impresa

  • Impresa commerciale e Impresa agricola ovvero l’impresa propriamente detta, che prevede un imprenditore;
  • La piccola impresa che è quasi sempre tale se è individuale o al massimo familiare. Sono piccole imprese i negozietti di quartiere o dei paesi che non fanno parte di catene e alcune tipologie di artigiani.

Il lavoro autonomo

Il lavoro autonomo si ha quando l’azienda non c’è: presti il tuo lavoro da solo – o al massimo in forma associata con altri professionisti – con (o senza) una partita IVA ma senza iscrizione al Registro delle Imprese. Una caratteristica specifica di questa forma di lavoro è l’unicità delle competenze prestate. Questo è molto ovvio se sei un professionista iscritto a un albo (giornalista, avvocato, architetto ecc…). Per entrare a far parte dell’albo devi sostenere un esame, ma anche per chi un albo non ce l’ha e non ha obblighi di registrazione della sua professione la competenza vantata deve essere univoca. Puoi fare il traduttore e offrire servizi di traduzione, ma se offri anche servizi di grafica, impaginazione, editing, marketing editoriale allora sei un editore, e non puoi più dire che sei un professionista ma dovrai dotarti di una dimensione di impresa.

Se sei un elettricista puoi fare, mantenere, aggiustare tutto quello che riguarda impianti elettrici, ma se proponi al committente anche servizi di muratura, idraulica, pavimentazione e infissi sei un’impresa edilizia.

Altri esempi in settori diversi: se sei un elettricista puoi fare, mantenere, aggiustare tutto quello che riguarda impianti elettrici, ma se proponi al committente anche servizi di muratura, idraulica, pavimentazione e infissi sei un’impresa edilizia. Se sei un informatico che installa software sui computer puoi essere un professionista, se però vendi anche software e hardware, vari servizi di consulenza, crei e mantieni siti internet, proponi ai clienti soluzioni specifiche che hai sviluppato in proprio con i tuoi soci e collaboratori allora sei un’azienda di informatica. Tutto chiaro? Non proprio.

Esistono infiniti dibattiti in dottrina e giurisprudenza per chiarire i confini tra impresa, piccola impresa e professionisti. Spesso le leggi (che cambiano orientamento negli anni a seconda degli indirizzi politici e non riescono mai a essere adeguate alla realtà dei fatti) non aiutano affatto a chiarire le differenze. Senza addentrarci più di tanto in questi argomenti possiamo limitarci a dire che nel momento in cui si sceglie di affrontare un percorso di lavoro autonomo è necessario decidere in quale forma si vuole agire.
E questa è una decisione da prendere valutando qual è la soluzione più conveniente per te e per quello che intendi fare.

Mica tanto. Esistono infiniti dibattiti in dottrina e giurisprudenza per chiarire i confini tra impresa, piccola impresa e professionisti. Spesso le leggi (che cambiano orientamento negli anni a seconda degli indirizzi politici e non riescono mai a essere adeguate alla realtà dei fatti) non aiutano affatto a chiarire le differenze. Senza addentrarci più di tanto in questi argomenti possiamo limitarci a dire che nel momento in cui si sceglie di affrontare un percorso di lavoro autonomo è necessario decidere in quale forma si vuole agire. E questa è una decisione da prendere valutando qual è la soluzione più conveniente per te e per quello che intendi fare.

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Redazione

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