Le PMI si aprono al crowdfunding: progetti finanziati in cambio di quote societarie

equity crowdfunding


Ora anche le aziende fino a 50 milioni di fatturato (non più solo le startup) possono affidarsi alle piattaforme di raccolta fondi, senza particolari vincoli.

Ricorrere al finanziamento via internet non è soltanto una strada alternativa per autofinanziarsi. Potrebbe anche risolvere uno dei limiti storici delle nostre piccole e medie aziende: superare la diffidenza delle banche a concedere prestiti quando un’impresa non è sufficientemente patrimonializzata.

Dal 3 Gennaio 2018, anche in Italia, come in molti altri Paesi, è possibile per tutte le PMI accedere all’equity crowdfunding

Dal 3 Gennaio 2018, anche in Italia, come in molti altri Paesi, è possibile per tutte le PMI accedere all’equity crowdfunding: in pratica, un’azienda in cerca di finanziatori pubblica online il proprio progetto, spiega per cosa sta cercando soldi, raccoglie i fondi tra i privati e, in cambio, se raggiunge il suo obiettivo minimo di raccolta, cede quote del proprio capitale.

Trattasi di un mercato dalle grandi possibilità. Tra l’altro d’ora in poi le nostre PMI potranno andare in banca avendo già dimostrato che qualcuno crede nel loro progetto ed è disponibile a metterci soldi: le due strade non sono alternative ma un percorso può sostenere l’altro.

Recuperare il ritardo

Fino al dicembre scorso, in Italia, l’equity crowdfunding era possibile solo per startup e imprese innovative. Ora la possibilità è stata estesa a tutte le imprese che rispondono alla definizione di PMI secondo la UE: fino a 250 addetti e fino a 50 milioni di fatturato annuo. L’allargamento della platea è notevole: in Italia le PMI sono 136 mila e nel 2016 hanno complessivamente fatturato la cifra monstre di 832 miliardi di euro.

L’allargamento della platea dei potenziali destinatari dei capitali privati consentirà, secondo gli esperti di settore, di recuperare il ritardo italiano nei numeri dell’equity crowdfunding (comunque in aumento nel 2017 del 161% rispetto all’anno precedente).

Rimangono tuttavia dei limiti di non facile superamento: l’assenza, ad esempio, di un mercato secondario delle quote che sia di facile applicazione e che presenti limitati costi e burocrazia nulla (senza dover passare, quindi, per forza da un notaio o da un dottore commercialista anche per negoziare quote da poche migliaia di euro).

Attivare il crowdfunding

Attivare un finanziamento attraverso Kickstarter (la piattaforma internazionale più conosciuta, fondata negli U.S.A. nel “lontano” 2009) o sulle piattaforme nazionali non è comunque semplicissimo.

Bisogna conoscere molto bene le regole del marketing perché è fondamentale convincere chi legge della bontà del tuo progetto (e della sua opportunità di investimento).

Fare crowdfunding non significa solo trovare investitori, ma anche potenziali clienti

Ma ricorrere a questa modalità di finanziamento, in realtà, rivela un ulteriore vantaggio: da un lato si possono raccogliere fondi by-passando il credit crunch degli istituti bancari alle prese con le complesse normative degli accordi di Basilea; dall’altra c’è la possibilità anche di allargare il proprio mercato, perché, oltre ai fondi, una piattaforma internet consente di farti conoscere, di darti visibilità, soprattutto a livello internazionale.

Se un prodotto raccoglie fondi, in altre parole, potrebbe piacere molto anche ai possibili acquirenti e consumatori.

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Federico Barcherini

https://federicobarcherini.wordpress.com/

Laureato in Economia all’Università di Udine, si occupa di consulenza direzionale alle PMI del Nordest. Appassionato di start-up, è socio fondatore di Custodi di Successo FVG.

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