Il 40% dei Millennial inglesi non può comprare casa. E noi italiani non stiamo messi meglio


Viviamo sicuramente in un’epoca molto differente rispetto a quella dei nostri genitori, in cui è normale cambiare spesso lavoro e residenza e l’acquisto della prima casa non viene più visto come una priorità. Ma leggere il rapporto pubblicato dalla Resolution Foundation sulle prospettive dei trentenni inglesi fa comunque abbastanza impressione e deve fare riflettere anche sulle prospettive future dei giovani italiani. Oggi il 40% dei giovani inglesi sotto i 30 anni vive ancora in famiglia, principalmente per motivi economici. Esattamente il doppio rispetto ai loro coetanei nati negli anni ’60 e nella maggior parte dei casi il problema è il costo degli affitti e quindi delle abitazioni che, a parità di busta paga, negli ultimi 40 anni è praticamente raddoppiato. Il matrimonio costituisce sempre meno il principale motivo di uscita dal tetto familiare, anche perché aumentano le convivenze con appartamenti condivisi per motivi di studio e di lavoro. Occorre anche considerare che è proprio il concetto di sharing che sta sempre più prendendo piede, allargandosi dalle auto, alle biciclette, agli affitti di breve periodo. Anche noi italiani, che storicamente abbiamo considerato l’acquisto della casa come il primo vero segnale di emancipazione, dobbiamo venire a patti con la realtà del lavoro precario che non consente l’acquisto di una casa agli under 40, a meno di non venire aiutati dalle famiglie.

Anche noi italiani, che storicamente abbiamo considerato l’acquisto della casa come il primo vero segnale di emancipazione, dobbiamo venire a patti con la realtà del lavoro precario che non consente l’acquisto di una casa agli under 40, a meno di non venire aiutati dalle famiglie.

Lo confermano gli ultimi dati sulle compravendite del 2017 secondo i quali  il 69 per cento delle persone sotto i 40 anni ha acceso un mutuo solo grazie al sostegno della propria famiglia. Evidentemente la famiglia italiana aiuta maggiormente i propri figli rispetto a quella inglese e questo è probabilmente il motivo per cui alla fine i nostri dati non saranno così drammatici come quelli anglosassoni.

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Francesco Pensabene

20+ years experience as a tech journalist, senior writer and editor.

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