I poliziotti americani possono obbligare lo sblocco di un iPhone col viso


Negli USA, e più in generale in tutti i paesi anglosassoni, il rispetto della privacy dei cittadini è sacro. Al punto che in più occasioni diversi giudici hanno negato alla polizia il diritto di chiedere il codice di sblocco dello smartphone anche nel caso di accuse molto pesanti e la polizia per cercare di controllare il contenuto del dispositivo ha dovuto ricorrere all’aiuto di hacker. Ora però con il sistema di sblocco attraverso il riconoscimento facciale integrato nei nuovi iPhone, presente anche su molti smartphone Android, le cose sembrano destinate a cambiare. Come riporta Forbes durante l’arresto di una persona sospettata di pedofilia è stato sbloccato un iPhone che gli era stato trovato addosso semplicemente ponendoglielo di fronte al viso.

Durante l’arresto di una persona sospettata di pedofilia è stato sbloccato un iPhone che gli era stato trovato addosso semplicemente ponendoglielo di fronte al viso

Naturalmente gli avvocati dell’arrestato hanno subito contestato la procedura, sostenendo che era stato violato il principio della privacy e il Quinto Emendamento alla Costituzione che stabilisce che “Nessuno può essere obbligato ad auto-incriminarsi”. Ma il giudice ha dato torto alla difesa in quanto a suo parere la prova incriminante non era stata ottenuta con la forza ma semplicemente usando una tecnologia liberamente disponibile. In pratica è come se la polizia entrasse in possesso delle chiavi di una cassaforte al cui interno ci sono prove incriminanti. Gli avvocati dell’accusato comunque non si sono rassegnati alla sconfitta e hanno portato il caso davanti alla Corte Suprema degli USA che dovrebbe decidere nei prossimi mesi. Nel frattempo chi ha qualcosa da nascondere è meglio che non utilizzi i sistemi di riconoscimento facciale, ma torni ad usare il classico codice, possibilmente di almeno sei cifre.

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Francesco Pensabene

20+ years experience as a tech journalist, senior writer and editor.

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