É arrivata l’ora dei nano-influencer

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L’epoca degli influencer, cioè le star dei social che hanno più di un milione di follower e che per ogni post chiedono alle aziende che li sponsorizzano migliaia di dollari, sembra destinata al tramonto. Un’inchiesta del New York Times ha rivelato come sempre più spesso queste richieste economiche non siano giustificate dai risultati e in alcuni casi si rivelino addirittura controproducenti per le stesse aziende. Ma anche i micro-influencer, i blogger cioè che possono vantare almeno 10.000 follower e riescono comunque a farsi pagare qualche centinaio di euro per i loro post sponsorizzati, non vanno più per la maggiore. Oggi hanno successo i nano-influencer, cioè quei blogger di nicchia che possono avere anche solo 1000 follower e sono disponibili a parlare gratuitamente dei prodotti che gli vengono forniti da provare.

Oggi hanno successo i nano-influencer, cioè quei blogger di nicchia che possono avere anche solo 1000 follower e sono disponibili a parlare gratuitamente dei prodotti che gli vengono forniti da provare

Il fatto che non siano “famosi” fornisce loro una maggiore credibilità e le persone tendono a fidarsi dei loro consigli come potrebbero fidarsi di quelli di un amico, le aziende risparmiano sui compensi e allo stesso tempo possono arruolare più persone. In pratica fornire un prodotto a 100 nano-influencer che hanno un bacino di utenza di un migliaio di persone ciascuna, consente di raggiungere lo stesso numero di persone di una star blogger con costi per l’azienda limitati alla materia prima. E siccome la maggior parte delle persone che frequenta i social ha tra le proprie amicizie almeno un nano-influencer ecco che il livello di penetrazione diventa globale. Con buona pace della Ferragni e delle sue amiche.

Francesco Pensabene

20+ years experience as a tech journalist, senior writer and editor.

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