La vera vita di due startupper in Italia: eKoodo

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Davide e Maurizio sono due semplici ragazzi. Svegli, intraprendenti, hanno un buon lavoro in aziende multinazionali, ottime prospettive di crescita. Ma in loro la voglia di fare qualcosa di importante, qualcosa di proprio, ha preso il sopravvento. Non è facile mollare tutto, sopratutto se si ha qualcosa. Oltre ad introdurci ad eKoodo, i due giovani startupper ci raccontano la loro avventura inprenditoriale. Cosa vuol dire davvero essere uno startupper?

Chi siete voi e cosa è eKoodo?

Siamo due vecchi compagni di università. Ci siamo conosciuti al secondo anno tra i banchi di ingegneria gestionale al Politecnico di Milano e da allora abbiamo fatto tutto insieme, dai primi progetti alla tesi di laurea magistrale. Dopo la laurea abbiamo imboccato strade diverse poiché uno di noi ha cominciato in consulenza e l’altro nell’Industry, ma non ci siamo mai persi di vista.
Nel corso degli anni, anche se a distanza, abbiamo coltivato la nostra amicizia e la nostra affinità lavorativa: entrambi appassionati di tecnologie internet, abbiamo lavorato su moltissime idee, alcune delle quali sono state anche sviluppate in prodotti e servizi concreti, tutt’ora attivi sul mercato, finchè non è nata l’idea di eKoodo.
eKoodo é il social network dove é possibile premiare le persone che svolgono bene il proprio lavoro, tramite dei complimenti virtuali (koodos, dal greco kydos cioè “fama” o “gloria”). Ogni koodo ha il valore di una raccomandazione personale, della quale il ricevente potrà far tesoro al fine di costruire, un commento dopo l’altro, la propria reputazione online, con evidenti benefici offline.

Le costanti della giornata di uno startupper digitale sono: il suo computer, i suoi co­founders e il database utenti del quale sa il numero a memoria secondo per secondo.

Come è nata l’idea?

Maurizio: “un giorno mi trovavo in un centro commerciale a Milano con degli ospiti importanti. All’improvviso i miei ospiti chiedono di anticipare il pranzo e cosi decido di recarmi in un ristorante vicino. Ora di punta, una ressa incredibile e nessuna prenotazione: siamo costretti ad attendere prima di avere un tavolo e mi trovo all’improvviso in una situazione difficile: i miei ospiti incominciano a spazientirsi.
Una cameriera si accorge della situazione e interviene spontaneamente: ci fà accomodare su un divanetto di attesa e ci serve un aperitivo, ci rassicura sul fatto che si sta occupando di gestire i tavoli e che ci farà accomodare rapidamente. Di tanto in tanto, ci avvicina per aggiornarci e assicurarsi che l’attesa stia passando in modo gradevole. Il pranzo si conclude senza problemi, lascio una meritata mancia a questa ragazza, la ringrazio e la saluto. Tuttavia appena uscito dal locale sento di non aver fatto abbastanza per ringraziarla. Infatti la mia mancia è solo un piccolissimo contributo alla sua giornata e il mio grazie è presto dimenticato. Lei invece ha gestito una situazione complicata, sapendo che questo non sarebbe stato premiato in alcun modo: non avrebbe guadagnato di più a fine mese, ne tantomento sarebbe stata promossa.”
Ci sono persone che amano il proprio lavoro e i loro clienti e naturalmente tendono ad eccellere. Queste persone oggi sono valutate al pari degli altri e non vengono incentivate a mantenere gli elevati standard di servizio che le contraddistinguono. La meritocrazia è morta.

eKoodo è nato per dare visibilità ai professionisti di ogni categoria che eccellono nel proprio lavoro e offrono esperienze di qualità ai propri clienti”

Cosa significa essere uno startupper?

Davide: “essere startupper per me significa dare spazio alle mie idee, e potergli finalmente dedicare il tempo che meritano. Significa però anche essere estremamente pragmatici e realistici: ragionando a risorse limitate non c’è spazio per il superfluo o per inseguire sogni campati in aria. Il nostro progetto, da solo, è già abbastanza ambizioso per occuparci a tempo pieno!”

Lo startupper fuori dal suo “ufficio” attende un Wi-fi per connettersi col PC e mandare avanti il lavoro”

Maurizio: “essere startupper è amore, passione e dedizione costante e instancabile per un progetto. Per lo startupper il lavoro non vuol dire orario, ufficio, frustrazione e costrizione, bensì libertà di espressione, creatività, passione, sfida. Lo startupper fuori dal suo “ufficio” attende un Wi-fi per connettersi col PC e mandare avanti il lavoro, e lo fà spontaneamente, perché ne sente il bisogno. Quando lavoravo in azienda mi ricordo che aspettavo la sera e i weekend per mandare avanti i miei progetti digital, aspettavo le vacanze per poter lavorare sereno al nuovo sito senza un capo che mi dicesse come fare sempre le stesse cose”.

Aspettavo le vacanze per poter lavorare sereno al nuovo sito senza un capo che mi dicesse come fare sempre le stesse cose”

Per entrambi essere startupper ha significato passare da una carriera ben remunerata e prestigiosa a un progetto che richiede investimenti e fiducia delle persone che ti stanno intorno. Per essere startupper bisogna essere pronti ad accettare la pressione sociale conseguenza del fatto che, soprattutto in Italia, sembra una follia lasciare un posto fisso per un progetto che rischia di non vedere mai la luce.
Lo startupper lavora almeno il doppio delle ore di un lavoratore dipendente e non guadagna neanche la metà del suo stipendio. In startup non esistono i week end o le vacanze perché all’improvviso tutta la tua vita è legata al progetto e tutto gira intorno ad esso.

Lo startupper lavora almeno il doppio delle ore di un dipendente e non guadagna neanche la metà del suo stipendio”

La vostra giornata tipo

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Davide Ghezzi e Maurizio La Cava, i due startupper fondatori di eKoodo.

Ogni giorno è diverso, succede sempre qualcosa di non pianificato. Dopotutto startup significa anche questo: la bellezza di vivere il momento. Le costanti della giornata di uno startupper digitale sono: il suo computer, i suoi co­founders, e il database utenti del quale sa il numero a memoria secondo per secondo.
Per il momento lavoriamo dal soggiorno di casa di uno di noi, e lì passiamo la maggior parte della nostra giornata.
Autogestire il proprio tempo può essere decisamente insidioso, e capita talvolta che ti ritrovi a passare ore impreviste su dei compiti a bassissimo valore aggiunto; è per questo che ogni mattina facciamo sempre un punto sulle attività della giornata e sugli obiettivi da raggiungere.
Durante la giornata condividiamo ragionamenti e pensieri sulla vision del progetto o anche semplicemente la lettura di un blog post che ci ha ispirato. Se qualcuno ottiene un risultato lo condivide immediatamente con l’altro e si festeggia per ogni piccolo traguardo raggiunto!
La giornata non basta mai per tutte le cose che vorremmo fare e gli obiettivi che ci prefiggiamo prevedono sempre più attività di quante ne possiamo veramente realizzare ,ma a fine giornata sappiamo sempre se essere soddisfatti oppure no con noi stessi.
Ogni sera cerchiamo sempre di analizzare quanto fatto durante la giornata, cercando di trarne degli insegnamenti; purtroppo, o per fortuna, non si smette davvero mai di imparare.

3 motivi per aprire una startup

1. Perché vuoi cambiare il mondo, o anche solo una piccola parte di esso in meglio.
2. Perché è una vocazione, una rinascita intellettuale, un’emozione irrinunciabile.
3. Perché è un’esperienza professionale e di vita che nessun altro lavoro potrà mai darti.

3 motivi per non aprire una startup

1. O fai startup o non fai startup, se sai di non poterti dedicare anima e corpo lascia stare.
2. Se non sei disposto a cambiare stile di vita.
3. Se pensi sia il modo più veloce e facile per fare soldi.

Dove sarete tra 1 anno?

Saremo nel luogo più giusto affinchè eKoodo funzioni al meglio; eKoodo funzionerà perché è un’idea positiva, che poggia su importanti trend sociali e tecnologici, ma in cuor nostro sappiamo che eKoodo sta già funzionando, perché rappresenta lo stile di vita che abbiamo sempre sognato.

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About Matteo Arienti

Diplomato come perito informatico, lavora da più di 10 anni nel mondo della consulenza ICT a Milano, gestendo progetti di grandi aziende del settore Energy&Utilities. CoFounder di Bubblesort, una startup dedicata a un innovativo servizio di e-recruiting, appassionato di tecnologia, mobile technologies e di startup.

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