Ue, arriva l’Iva anti startup

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La nuova direttiva comunitaria sull’Iva per servizi e prodotti elettronici dovrebbe finalmente mettere le cose a posto e permettere un carico fiscale più “equo” fra le aziende che operano nel mercato europeo. Stando alle nuove regole, chi vende un prodotto digitale su internet adesso è tenuto a pagare l’Iva secondo l’aliquota del Paese da cui proviene il cliente. Questo permetterebbe a colossi come Amazon o Google di versare più soldi nelle casse italiane, ma anche in quelle di Paesi con aliquote più elevate, rispetto a quelle degli Stati in cui risiedono le aziende. In pratica, l’Iva è calcolata in base al Paese dell’acquirente e non più del venditore.

 

Come funziona

Se una giovane startup italiana o una partita Iva produce libri elettronici o software e li vende online, dovrà accertarsi dell’aliquota in vigore nel Paese di provenienza dei suoi clienti e calcolare il prezzo del suo prodotto o servizio in base a quello, quindi versare lì l’importo dovuto. Per capire la complessità della cosa basta pensare che nei Paesi dell’Unione Europea sono in vigore 75 regimi fiscali diversi. La cosa più assurda riguarda poi l’obbligo del venditore di effettuare verifiche sulla provenienza dei propri clienti e per le quali dovrà conservare le prove per la bellezza di dieci anni. Bisognerà quindi conservare quei dati e tenerli a disposizione per eventuali controlli futuri, ma per fare tutto ciò bisogna munirsi di strumenti adeguati e, ovviamente, pagare il servizio, perchè la conservazione di dati personali non è una cosa che si fa con un clic. Insomma, altro che “punizione” per i colossi. Ci troviamo davanti a regole che penalizzano e riempiono di burocrazia soprattutto i più piccoli che non hanno soldi e risorse per mettere in piedi un sistema di controllo di questo tipo.

La norma mette centinaia di migliaia di piccole aziende di fronte a un’alternativa: chiudere o infrangere la leggeEu Vat Action.

La petizione

Su Change.org è subito partita una petizione organizzata dal gruppo EU VAT ACTION e indirizzata al commissario agli Affari economici Pierre Moscovici. Lo scopo è bloccare la direttiva perchè così com’è, senza una soglia di reddito minima di almeno 100mila euro che metterebbe al riparo le aziende più piccole, è di fatto una soluzione iniqua. Sono tante le piccole attività e i professionisti che spesso lavorano da casa e producono siti, template, riviste digitali, ebook e altri contenuti digitali. In questo modo, si legge nell’appello, la norma “mette centinaia di migliaia di piccole aziende di fronte a un’alternativa: chiudere o infrangere la legge”.

Pierre Moscovici, Commissioner for Economic and Financial Affairs, Taxation and Customs.
Pierre Moscovici, Commissioner for Economic and Financial Affairs, Taxation and Customs.

“La Commissione Europea – leggiamo nell’appello – sostiene che questo sistema creerà un livello più equo di concorrenza perché non sarà più possibile spostare la propria sede in un altro stato EU con Iva più bassa, ma in realtà  non fa altro che penalizzare le piccole aziende dell’Unione Europea creando una divisione fra multinazionali che possono permettersi di far fronte a questo complesso e arcaico sistema di legislazione e piccole/micro realtà che semplicemente, non possono”.

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Redazione

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