Scuola, cresce il divario tra studenti digitali e insegnanti analogici

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Un articolo sul divario digitale che intercorre tra alunni e professori della scuola italiana è apparso sul Corriere della Sera di qualche giorno fa. Nell’incipit risuonava una dichiarazione secca:

“I sintomi: si allarga il gap tra studenti, nativi digitali, e professori, immigrati digitali. La diagnosi: il 45,8% delle aule — 130mila — non è cablato”.

La questione sta tutta in quelle righe.

 

Un divario che cresce

Da sempre, la figura dell’insegnante ha fondato gran parte della propria autorità nei confronti degli studenti sul suo essere depositario del sapere da trasferire ai giovani. Ma oggi, quell’autorità, almeno per quanto riguarda il digitale, le nuove tecnologie e uno stile di vita completamente diverso rispetto a soli 10 anni fa, non regge più.
Oggi il 18,5% delle scuole italiane non ha un collegamento a internet e le lavagne multimediali sono poco meno di 70mila.

“Se abbiamo i livelli di abbandono più alti d’Europa è anche perché la scuola si allontana sempre più dagli studenti”

ha dichiarato il vicepresidente al Senato Lidia Lanzillotta e questo è un dato di fatto a dir poco scottante.

 

Tecnologia preziosa come l’acqua

Se la rinascita del nostro Paese, Renzi docet, dovrà partire dalle scuole, bene, allora non c’è tempo da perdere. Fornire strumenti, tecnologia e connessioni Wi-Fi è fondamentale tanto quanto ridipingere le pareti e sistemare le perdite dei tubi dell’acqua. Ma una canna da pesca non fa un pescatore e avere un corpo docente che abbia piena coscienza del nostro tempo, sappia stimolare le menti dei ragazzi utilizzando strumenti diversi e parlare il linguaggio delle nuove generazioni è una sfida altrettanto importante. Purtroppo, quella non è una questione solo di fondi che mancano e tagli alla spesa pubblica, ma di età anagrafica e mentale di alcuni insegnanti. “Mi hanno costretta a usare l’email – mi ha raccontato un’insegnate elementare arrabbiata – ora devo per forza comprarmi il computer e imparare a usarlo. Secondo te è giusto”? Io credo che non sia giusto privare le nuove generazioni di una formazione scolastica adeguata che renda i giovani, a tutti gli effetti, cittadini del proprio tempo.  A fare innovazione bisogna cominciare presto e la scuola, per ora, rappresenta spesso, solo una grande occasione mancata.

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Giornalista freelance, laureato in lingue e letterature straniere moderne, da 20 anni si occupa di stampa specializzata e da 10 di magazine digitali, siti internet, Seo e web marketing. Insegna comunicazione e web writing.