Il nome perfetto per la tua startup

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Il Web ci fornisce una quantità infinita di saggi, testi, blog, vlog, esperienze di ogni tipo dedicate al marketing aziendale. Teorie classiche, nuove metodologie, marketing non convenzionale. Tante idee spesso in contrapposizione tra di loro. Certo è, che il marketing non si impara in 2 minuti sul web.
Voglio riportare una importante esperienza di Peter Gasca, dedicata non alle migliori stategie di business o a come catturare clienti, bensì a una cosa molto più “semplice”, che spesso non riceve la dovuta considerazione: il nome di una startup.

  • A (facoltoso avvocato):”Questa è la vostra startup? Come si chiama?”
  • PG (Peter Gasca): “Wild Creation”.
  • A: “Wild Creation? Il nome fa schifo”.
  • PG : “???”.

Queste le parole che mi sentii dire da un facoltoso avvocato di Brooklyn durante la nostra prima apparizione al New York Toy Fair, la più grande fiera nel mondo dei giocattoli. Avevo sviluppato il marketing della startup Wild Creation, che produce giocatolli per bambini, creata con un mio compagno di corso all’MBA, e quella affermazione mi colpì nell’orgoglio.

Nel corso degli anni non ho mai dimenticato quella conversazione, che è diventata sempre più importante rispetto al contesto economico attuale, dove le aziende devono adottare nuove strategie di branding, reltive sopratutto al social-media e al mobile-content.

Quando mi consulto con aspiranti startupper riporto sempre la mia esperienza sul brand-naming e su 3 semplici regole che ho imparato con l’esperienza:

1. La regola del 5-10

Le grandi aziende hanno un nome compreso tra 5 e 10 lettere, hanno almeno una consonante forte e, spesso, hanno almeno una lettera ripetuta.
La strategia di avere un nome corto serve a rendere più “ricordabile” il nome. La consonante forte serve per dare spessore, forza e una cadenza. La lettera ripetuta per contrastare la consonante forte con una musicalità più armoniosa.
Molte delle top aziende al giorno d’oggi rispettano questa naming (con qualche eccezione): Mattel, Hasbro, Google, Yahoo, Citibank, Facebook, Starbucks, Ford, Honda, Apple, Exxon, Mobil, Cisco, Verizon.

2. La regola dell’icona

Oggi, più che mai, gli utenti e i clienti utilizzano dispotivi mobile. La presentazione del logo e del nome su piccoli schermi è di rilevante importanza e non può essere messa in secondo piano. Create delle icone, ora vanno di moda tonde, che racchiudano il vostro brand, nome e logo, perchè ormai, l’occhio umano, si è abituato a vedere le icone e a tradurle in brand aziendale.

3. La regola dei social-media

In passato, la regola principale per preservare il proprio brand era quello di coprire il proprio nome dai diritti d’autore. Ora, più che mai, è importante prendere possesso del proprio nome aziendale sui più importanti social network e sui domini disponibili. Assicuratevi i domini .net, .org, .eu del vostro brand. Sui social-network, oltre al vostro brand, registrate anche i nomi derivati, ad esempio: WildCreationsGifts, TheWildCreations o WCGifts”.

Spesso al nome della startup si dedicano troppe poche attenzioni. Eppure è il nostro biglietto da visita, l’entrata principale, la nostra stretta di mano con i clienti. Il nome deve rappresentare la startup, ma non solo come significato. La rappresenta come imponenza, musicalità. Deve essere chiaro che è stata chiamata così per un motivo ben preciso. Rappresenta il primo punto del marketing aziendale.

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About Matteo Arienti

Diplomato come perito informatico, lavora da più di 10 anni nel mondo della consulenza ICT a Milano, gestendo progetti di grandi aziende del settore Energy&Utilities. CoFounder di Bubblesort, una startup dedicata a un innovativo servizio di e-recruiting, appassionato di tecnologia, mobile technologies e di startup.

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