La situazione dell’angel investing a livello nazionale e comunitario – prima parte

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Negli U.S.A. l’attività di Angel Investing è ormai pratica diffusa e consolidata, mentre nell’U.E. si sta sviluppando e diffondendo solo in questi ultimi anni. A questo scopo sono stati creati dei network di Business Angels sia a livello nazionale sia a livello comunitario.

Angel Investing in Italia

In Italia sono nate diverse associazioni di Business Angels; tra le più importanti e riconosciute si può citare IBAN (Italian Business Angels Network Association), nata nel 1999, e IAG (Italian Angels for Growth). Ve ne sono però anche diverse altre, alcune specializzate per specifici settori in cui investire, quali il Club degli Investitori di Torino, WABA Capital (We Are Business Angels) e APG (Angel Partner Group); quest’ultima vanta tra i fondatori LVenture Group, uno tra i principali operatori di venture capital in Europa e l’unico quotato sul MTA di Borsa Italiana.

Cosa fanno i network di Business Angels

Questi network, dopo avere analizzato le proposte di progetti d’investimento che vengono loro inviate dalle startup che chiedono il finanziamento, le fanno valutare dai singoli Business Angels i quali danno un primo giudizio per ottenere una prima opinione generale; dopodiché verranno mandate periodicamente ai vari Business Angels soci delle comunicazioni dei diversi progetti che hanno superato le fasi iniziali di selezione.

I singoli Business Angels selezioneranno poi i progetti che ritengono più interessanti ed appetibili (anche in base alla localizzazione: solitamente i Business Angels tendono ad investire in imprese situate vicino al loro territorio di riferimento, questo per poterle seguire da vicino in modo continuativo) e procederanno in maniera autonoma all’investimento della quota nel progetto. Oppure, se ritengono sia necessario l’intervento di più BA riuniti in un consorzio, contatteranno l’associazione la quale provvederà a comunicare agli altri associati questa necessità e andrà poi a costituire il gruppo di investitori. Periodicamente poi l’investitore (o il gruppo) dovrà comunicare agli altri associati l’andamento dell’iniziativa imprenditoriale scelta, in modo tale che l’esperienza possa rivelarsi utile per tutti.

Qualche dato

Nel 2015 l’IBAN, in collaborazione con VeM (Venture capital Monitor), ha prodotto il “Rapporto 2015 Early Stage in Italia” dal quale è possibile trarre interessanti spunti per quel che riguarda l’attività dei Business Angels singolarmente e in collaborazione col Venture Capital. Innanzitutto, per quel che riguarda il numero totale di nuove operazioni Early Stage nel 2015 (effettuate sia da Venture Capital, sia da Business Angels, sia da consorzi di queste due categorie), si contano 117 società target investite, un calo di quasi il 26% rispetto al 2014 (che ne contava 159).

Per quel che riguarda la suddivisione tra le tre categorie di queste operazioni (rilevabile dal grafico qui sotto), si attesta una crescita di quelle effettuate dai soli Venture Capital (nel 2014 erano 27) e un netto calo di quelle realizzate dai Business Angels (nel 2014 erano state ben 110).

Angel investingNel grafico seguente, possiamo invece osservare la distribuzione del numero totale degli investimenti effettuati.

Angel investing

[LEGGI LA SECONDA PARTE]

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Federico Barcherini

https://federicobarcherini.wordpress.com/

Laureato in Economia all’Università di Udine, si occupa di consulenza direzionale alle PMI del Nordest. Appassionato di start-up, è socio fondatore di Custodi di Successo FVG.

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