Economia 3.0, secondo Rifkin il futuro è condivisione

Jeremy Rifkin Startup News


Jeremy Rifkin è l’autore di The Zero Marginal Cost Society: The Internet of Things, the Collaborative Commons, and the Eclipse of Capitalism, un libro che sostiene una tesi bizzarra, quanto verosimile. Secondo questo signore la nostra società ha ormai imboccato una strada per la quale prodotti e servizi hanno abbassato così tanto la propria marginalità fino a raggiungere un costo di produzione tendente allo zero. Questo ha radicalmente modificato e continuerà a farlo, molti modelli di business che fino a qualche anno fa funzionavano.

 

Da consumer a prosumer

I consumer sono diventati prosumer. Consumano e producono allo stesso tempo.

“In molti settori – sostiene Rifkin – i consumer sono diventati prosumer”. Cioè non consumano solo un prodotto, ma sono anche in grado di produrlo. Prendiamo l’informazione, la produzione di contenuti dal basso ha fatto miseramente fallire un modello di business su cui gli editori si sono sempre basati: io produco articoli, il pubblico mi paga per leggerli, lo sponsor mi paga per comunicare al mio pubblico. Ma ormai la gente può aprire un blog in 5 minuti e scriverci autoalimentando il proprio bisogno d’informazione. Milioni di blog costituiscono una mole di notizie che riempiono il tempo della stragrande maggioranza delle persone e non lasciano spazio, pur volendo, al “tradizionale” sistema di informazione a pagamento. Potremmo parlare a lungo della qualità dei contenuti, ma la verità è che il nostro tempo è poco e la propensione all’approfondimento sempre minore. Quello che è successo per i giornali, è accaduto per i libri, sono sempre di più gli autori che si auto producono perché oggi esistono gli strumenti per farlo. Stessa cosa per l’industria della musica, per non parlare di YouTube che è il canale video più visto del mondo e ha un costo di produzione a margine zero.

Dal web alla vita reale

Produrre un Watt di energia solare costava 60 dollari nel 1970 e solo 0,66 centesimi oggi.

Un modello di questo tipo ha influenze anche nella vita reale e secondo Riskin determinerà la fine del capitalismo perché il potere di produrre si sta spostando sempre più verso le masse.

“La produzione di energia elettrica è un esempio. Se con dei pannelli solari riesco a essere autonomo, il margine di produzione dei miei prodotti si avvicina ulteriormente allo zero e nello stesso tempo faccio a meno delle aziende che prima mi vendevano energia. Produrre un Watt di energia solare costava 60 dollari nel 1970 e solo 0,66 centesimi oggi. E sta ancora scendendo. Il costo di queste tecnologie si abbasserà sempre più come è accaduto negli ultimi 20 anni con cellulari, dispositivi mobile ecc… In Germania in questo momento il 25% dell’energia è green. Nel giro di quattro anni arriveremo al 35%. Chi produce questa energia? Milioni di costruzioni convertite in piccole centrali elettriche. Milioni di piccoli produttori riuniti in cooperative. Ma cosa accade alle grandi compagnie tedesche che vendono energia? Andate! Alcune di esse sono sparite nel giro di sette anni. Ricordate cosa è accaduto al mondo dell’editoria e della musica? Stessa cosa sta accadendo con l’energia”.

Internet of things e la condivisione

 

Sta nascendo un mondo la cui chiave è basata sulla collaborazione e sul networking di individui e cooperative di individui.

Con la diffusione sempre maggiore dell’internet delle cose, quelle regole che finora avevano toccato solo il digitale, stanno ora modificando pesantemente anche la vita reale.

“Ma se centinaia di milioni di persone sono in grado di produrre, consumare e condividere le proprie informazioni, beni, energia e una grande quantità di oggetti realizzati in proprio a costo zero, sottraendosi alle regole del mercato tradizionale, che genere di mondo ci aspetta”?

Un mondo in cui la chiave è basata sulla collaborazione e sul networking di individui e cooperative di individui.

Non è un caso se negli ultimi anni fioriscano iniziative basate sulla condivisione, sul baratto di prodotti e servizi, sulla rimozione delle figure intermedie fra produttori e consumatori, ma ciò è alimentato, probabilmente, più dalla crisi che da un nuovo modello di business. Ma poi, è davvero plausibile un futuro di questo tipo? Basta davvero collaborare per vivere felici? Può reggersi davvero un sistema economico dove non ci sono margini? Secondo Rifkin le due economie, capitalistica e cooperativa sono destinate a convivere, ma è certo che gli equilibri cambieranno radicalmente.

Voi cosa ne pensate? Forse state già lavorando a un’app segreta per la condivisione di progetti fra persone…

Per saperne di più Foet.org

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Redazione

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